N° 66

 

ODIA IL PROSSIMO TUO

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

Una nuova esplosione scuote l’Eliveicolo che si inclina di lato mentre si ode la voce sinistra del Seminatore d’Odio:

<<Distruggere la tua tanto vantata portaerei volante è solo il primo passo, Fury. Fin da quando ho cercato di conquistare Santo Marco sei stato la mia costante spina nel fianco[1] ma la nostra faida personale finisce oggi. Ti dico addio Fury.>>

            L’immagine trema e svanisce.

-Datevi da fare.- ordina Nick Fury -Dobbiamo salvare questo cassone e se non ci riusciamo, voglio un’evacuazione completa. Nessuno morirà oggi se posso impedirlo.-

-Temo non sarà tanto facile, Nick.- replica Dum Dum Dugan -Da quel che riesco a capire, quasi tutto l’equipaggio è in preda al raggio dell’odio e pensano più a scatenarsi gli uni contro gli altri che a quel che succede intorno a loro.-

-Trova un modo, vecchio tricheco, non la darò vinta a quel nazista.

-Tutti sono sotto l’influsso del raggio dell’odio tranne noi.-  puntualizza Capitan America -Perché?-

-Forse perché il Seminatore ci vuole coscienti a testimoniare la sua vittoria.- replica Falcon.

-L’arroganza è sempre stata il punto debole di quel figlio di puttana sin dai tempi della guerra.-[2] ribatte Nick Fury -E lo perderà anche stavolta. Chi sente di uscire fuori ad affrontare quella specie di zombie?-

            Un attimo di silenzio poi è Elizabeth Mary Mace a parlare:

-Non ci sono discussioni: tocca a me.-

 

            Dicono che non c’è speranza per il South Bronx… lo dicono ma si sbagliano. Il South Bronx ce la sta mettendo tutta per rinascere ma non è facile. Ancora oggi circa il 50% della sua popolazione vive al di sotto della cosiddetta soglia di povertà e la vista di trafficanti di droga che vendono la loro merce alla luce del sole è ancora abbastanza comune, così come la prostituzione e l’attività delle gang. Il numero di residenti di origine italiana e portoricana o afroamericana è diminuito rispetto ai nuovi immigrati Dominicani o Salvadoregni o di qualche nazione Africana.  Il South Bronx sta cambiando ma certe cose restano sempre uguali.

            Elijah "Eli" Bradley sta tornando da scuola quando vede un anziano di colore pestato a sangue da un gruppetto di bianchi. Non si pone domande ma semplicemente agisce: lascia cadere i libri e corre verso il gruppo afferrando il polso di uno degli aggressori che si volta verso Eli. Il ragazzo ne vede il volto spiritato e sente appena la sua voce dire.

-Un altro negro? Ti ammazzo!-

            Eli gli sferra un calcio all’inguine poi lo colpisce al collo mentre si piega abbattendolo. Gli altri voltano verso di lui e il ragazzo vede lo stesso sguardo alterato, i lineamenti contorti da una smorfia di puro odio. Non riescono neppure a parlare ma solo ad emettere versi belluini mentre si precipitano addosso a lui.

            Non hanno alcuna coordinazione o piano razionale, solo puro istinto. Nonostante sia meno robusto di loro Eli non fa troppa fatica, applicando le tecniche che ha imparato in ore di duro allenamento, a batterli tutti, poi si volge all’anziano aiutandolo a rialzarsi.

-Tutto bene, signore?- gli chiede.

-Sì, credo di sì.- risponde l’altro -Ma… è stato strano… era come… come se fossero posseduti.-

            La stessa sensazione che ha provato Eli. Non è stata una normale aggressione razzista ci scommetterebbe. C’è qualcosa di strano all’opera e lui vuole scoprire cosa e lo farà… nei panni di Patriot.

 

            Kamal Rakim era all’università quando decise di abbandonare quello che chiamava il suo nome da schiavo per adottarne uno di sua scelta che ricordasse le sue radici africane. Negli ultimi anni è diventato più difficile portarlo: ci sono alcuni che associano quel nome dal suono arabo ai nemici dell’America. Rakim è sempre stato un radicale e critico di certe politiche governative ma non è mai stato antiamericano e quanto alla sua religione… o mancanza di essa… si è sempre mantenuto volutamente ambiguo al riguardo.

            Guarda il palco pronto per il suo discorso elettorale e si rivolge alla moglie:

-Mi trovi a posto?-

-Come non mai.- risponde Leila Taylor aggiustandogli la cravatta -Vai e falli a pezzi.-

            Lui si lascia scappare un sorriso.

-È esattamente la mia intenzione.- risponde.

            E si avvia verso il palco.

 

 

2.

 

 

            Tutto quello di cui ha bisogno è nella sua stanza: il costume, la maschera che cela la sua identità, lo scudo triangolare semi indistruttibile. Per un attimo il supereroe adolescente considera l’idea di chiamare i suoi amici dei Giovani Vendicatori ma poi lascia perdere: se la caverà da solo.

            Mentre salta fuori dalla finestra si ferma appena a pensare che i suoi familiari non gradiranno che lui sia passato senza neanche fermarsi ma ha troppo da fare.

            Il Bronx brucia diceva una vecchia frase di tempi precedenti alla nascita di Patriot ma oggi è tornata d’attualità, pare: auto rovesciate e date alle fiamme, gente in strada che si sta dando a violenza insensata e senza scopo. È come se tutti gli odi e le paure represse fossero esplose di colpo. Odio, ma certo: come ha fatto a non pensarci prima? Deve essere un altro attacco del Seminatore d’Odio come quello a Harlem del giorno prima.[3] Se quel bastardo nazista è da queste parti, deve trovarlo e fermarlo.

            La sua attenzione è attratta da un gruppetto di ispanici che stanno aggredendo una coppia di ragazzi bianchi. Patriot salta in mezzo a loro e comincia a colpire. Si rivolge ai due ragazzi:

-Scappate, ci penso io a loro.-

-Ma…- prova a dire uno dei due.

-Non discutete, filate!-

            Un attimo di distrazione e Patriot non vede uno degli assalitori che preme il grilletto della sua pistola ed il colpo parte.

 

            Il silenzio è inquietante. Si era aspettata grida e gente che si aggrediva l’un l’altra o che cercasse di aggredire lei. La situazione le ricorda il finale di un vecchio film di Alfred Hitchcock: “Gli uccelli”. Ha la palpabile sensazione che qualcosa debba accadere presto.

Capitan America stringe in pugno lo scudo ed avanza all’aperto sperando di nascondere il nervosismo. Come faceva Steve Rogers a farlo sembrare così naturale? Perché mai le è venuta l’idea di assumere il ruolo di Sentinella della Libertà? Cosa le ha fatto credere di averne le capacità? Liz scaccia questi pensieri proprio mentre ode un rumore sopra di lei. Un agente dello S.H.I.E.L.D. le salta addosso con uno sguardo spiritato. Liz non sa quali demoni interiori lo muovano ma reagisce immediatamente: evita l’assalto e gli sferra un calcio all’inguine.

-Attenta!-

            La voce di Falcon. Liz si muove rapidamente e para con lo scudo un colpo di pistola che rimbalza sull’agente che l’ha sparato ferendolo ad una spalla.

            La ragazza corre verso di lui.

-Tutto bene?- gli chiede -Non volevo…-

            Apparentemente il dolore e lo shock della ferita hanno cancellato gli effetti del raggio dell’odio perché l’agente le dice:

-Io… non credo sia grave… ma cosa sta succedendo?-

            Liz sente Falcon atterrare accanto a lei mentre risponde:

-Un brutto guaio… ma lo sistemeremo.-

-Ecco quello che mi piace di te, ragazza…- commenta Falcon -… sei un’ottimista a tutti i costi.-

            Liz abbozza un sorriso e replica:

-Sei pronto a seguirmi?-

-Ragazza sono nato pronto.-

-Bene… perché sarà una bella corsa.-

            E così dicendo Cap scatta in avanti.

 

            L’insolita auto volante sta sorvolando la città di New York. Alla guida c’è un uomo biondo dagli occhi azzurri e lo sguardo sincero che indossa un costume blu chiaro con una stella bianca sul petto. Al suo fianco un uomo apparentemente più giovane dai capelli ed occhi castani ed una sorta di indefinibile tristezza in volto.

-Nonostante l’abbia fatto già più volte, volare a bordo di un’auto sportiva mi fa ancora effetto.- sta dicendo quest’ultimo.

-Ti capisco Buck.- replica il biondo -Anch’io, al mio risveglio dopo decenni di animazione sospesa mi sentivo a disagio davanti alle nuove meraviglie della tecnica: telefoni portatili, internet, tutta roba che neanche nelle riviste di fantascienza della nostra epoca era immaginata.-

-Beh… le auto volanti sì.- ribatte James Buchanan Barnes, un tempo noto solo come Bucky ed ora come Soldato d’Inverno. -Anche se…-

            Si interrompe di colpo ed indica una scena sotto di loro.

-Ehi… che sta succedendo là sotto?-

-Guai.- replica il Comandante Steve Rogers, ex Capitan America ed ora leader dei Vendicatori Segreti -Sembrano dei disordini. Forse il Seminatore d’Odio è d nuovo all’opera. Prendi il volante e fa atterrare questo gingillo.-

-E tu che intendi fare?-

-Vado a dare un’occhiata.-

            E senza aggiungere altro Steve sgancia la cintura di sicurezza, apre il portello e si lascia cadere fuori.

-Mai che si ricordi di usare il paracadute.- commenta il Soldato d’Inverno passando rapidamente al posto di guida.

 

 

3.

 

 

            La donna che esce dal terminal dei voli dall’Europa dell’aeroporto J.F.K. nel Queens indossa un tailleur beige, ha lunghi capelli biondo platino, occhi azzurri, dimostra poco più di vent’anni ed ha un portamento che senza esitare si può definire aristocratico.

-Jacqueline.-

            L’uomo che l’ha appena chiamata è alto, biondo, ben piazzato, occhi azzurri e penetranti, un’età apparente di circa trent’anni.

-Jim!- esclama lei con un tipico accento britannico da classi alte, correndogli incontro ed abbracciandolo infischiandosene di chi li vede -Sono felice di rivederti.-

-Ehm… anch’io.- ribatte l’uomo chiamato Jim -Su, recuperiamo i tuoi bagagli e andiamo. Ho l’auto qui fuori. Namor[4] ti ha lasciato il suo appartamento mentre è assente.-

-Non è ancora tornato quindi?-

-Ahimè no. Non si è fatto sentire da tempo. Dubito che lo vedremo alla riunione di quest’anno del Battaglione.-

-Peccato, l’avrei rivisto volentieri. Sai, sono contenta di essere di nuovo negli Stati Uniti Jim… e ancora di più di incontrare Bucky dopo tutti questi anni. Sono stata molto felice quando Steve ci ha detto che era ancora vivo.-

-Per me è lo stesso.- replica lui -Vorrei che potesse accadere anche con Toro… Tom.-

            Lei gli stringe la mano. Vorrebbe dire qualcosa per lenire il suo dolore per la perdita di quello che considerava un figlio adottivo ma non sa cosa. Può solo sperare che lui capisca che gli è vicina.

            Ne hanno passate tante insieme questi due da quando si conoscono. Sembrano giovani ma l’apparenza inganna, perché Jim Hammond è in realtà un androide costruito nel 1938 e Jacqueline Falswoth è nata nel 1922. Entrambi sono stati, ed in fondo sono ancora, due avventurieri mascherati di quei tempi eroici, dorati ed un po’ ingenui che costituirono il decennio tra il 1939 ed il 1949, un legame più forte di tanti altri.

            Si stanno avviando all’uscita quando la vetrata davanti a loro è infranta da un camion che irrompe a tutta velocità.

            Il pensiero e l’azione sono un tutt’uno per quelli come loro. Jim sussurra:

-Fiamma.-

            Il suo corpo è avviluppato dalle fiamme e il suo controllo su di esse è così forte che il calore non si propaga intorno a lui. Si alza in volo e con una palla di fuoco distrugge il motore del camion. Nel frattempo Jackie, muovendosi a supervelocità, ha spostato quelli che erano nella traiettoria del camion e prima che questo si schianti contro la parete opposta riesce ad estrarne l’autista ed un passeggero.

            Jim Hammond, che altri non è che la Torcia Umana Originale, si spegne atterrando davanti a lei.

-Per fortuna i miei abiti sono fatti di molecole instabili...- commenta -… o spenderei una fortuna in sartoria. Sei riuscita a impedire che qualcuno rimanesse ferito, brava Jackie.-

-Me la cavo ancora bene no?- replica lei con un sorriso.

-Benissimo, se lo chiedi a me.-

            La gente si fa loro intorno.

-Sei la Torcia Umana eh? Ci hai salvati tutti, Johnny.-

-Ehi ma è la Donna Invisibile quella? In TV sembra più alta.-

-Ce lo facciamo un selfie insieme?-

            A fatica i due si districano dalla folla e si avvicinano ad una guardia che sta interrogando il passeggero del camion.

-… non capisco che gli sia successo, di solito Pete è un tipo tranquillo. Certo quando ha cominciato il turno era strano e bofonchiava che odiava tutti e gliel’avrebbe fatta pagare, ma non immaginavo che… ora che ci penso, lui viene dal Bronx. Non è dove tutta quella gente è improvvisamente impazzita?-

-Mi scusi agente…- li interrompe Jim -… che stavate dicendo del Bronx?-

-Oh è lei Mr. Storm? È stato davvero in gamba prima.-

-Ma veramente io non sono… oh lasci perdere. Che diceva del Bronx?-

-La gente è impazzita lassù.- risponde la guardia -Sono tutti contro tutti. Pare sia colpa di un pazzoide in costume… senza offesa per lei e sua sorella… com’è che lo chiamano? Ah sì: il Seminatore d’Odio.-

            Un attimo di silenzio poi Jacqueline si rivolge al compagno:

-Jim… per quanto abbia una gran voglia di un idromassaggio e di un buon letto, temo che dovremmo…-

            Lui sospira e replica:

-Lo so… qual è la strada più veloce per il Bronx?-

 

            A pochi metri di distanza dal suolo Steve Rogers attiva il suo scudo energetico e lo proietta davanti a sé rallentando la caduta, poi si aggrappa ad un lampione e con una piroetta atterra sul tetto di un’auto mentre lo scudo energetico assume forma circolare con una stella al centro.

            Vede il ragazzo in costume minacciato da un uomo armato e scatta senza neanche pensare. Un attimo prima che possa sparare l’assalitore si ritrova spinto a terra ed il proiettile passa senza danno sopra la testa di Patriot.

-Cosa?- esclama lui voltandosi.

-Scusa figliolo, ma sembrava ti servisse una mano.-

-E tu chi saresti? Non ti ho già visto da qualche parte?-

            Quando sono venuto a trovare tuo nonno nei panni di un capitano dell’Esercito, pensa Steve, ma non è il caso di ricordartelo.

-Un amico, diciamo.- risponde -Ma non parliamo di questo ora: com’è la situazione?-

-A te come sembra, “amico”? Il Seminatore d’Odio ha deciso di mettere a ferro e fuoco l’Intero quartiere.-

-Il Seminatore d’Odio? Avrei dovuto sospettarlo.-

-Parli come se lo conoscessi.-

-Non esattamente… ma si potrebbe dire che ho avuto a che fare con lui in passato.-

            In quel momento vengono raggiunti da Bucky Barnes che esclama:

-Devi sempre fare le cose nel modo più difficile Steve?-

-Lo sai che altrimenti non mi diverto.- replica lui.

-E adesso questo chi è?- chiede Patriot perplesso.

-Il mio… socio.- risponde Steve -Puoi chiamarlo Soldato d’Inverno.-

-E che razza di nome sarebbe?-

-Il mio, ragazzino.- replica Bucky serio.

-Ehi… a chi hai dato del ragazzino?-

            In quel momento si ode un’esplosione poco lontano e Steve scatta:

-Piantatela voi due, non è il momento di discutere. Seguitemi: c’è della gente da salvare.-

            Patriot sbuffa ma gli va dietro proprio come il Soldato d’Inverno.

 

            Liz Mace corre più veloce che può. Intorno a lei gli agenti dello S.H.I.E.L.D. in preda al raggio dell’odio si sono fermati come se la loro furia si fosse esaurita o stessero semplicemente raccogliendo le forze per un nuovo attacco. Che dannato dilemma: lei non vuole far loro del male ma loro non esiteranno a tentare di ucciderla. Sono agenti superbamente addestrati ed appartengono alle più varie nazioni ed etnie. Ognuno di loro aveva il suo bravo fardello di pregiudizi, per quanto sepolti nel subconscio, con cui fare i conti ed il Seminatore d’Odio ha dato loro la libera uscita. Se fosse in grado di fare la stessa cosa su scala planetaria… la ragazza non vuole nemmeno pensarci.

            Falcon ha visto spesso cosa accade quando gli odi e le passoni si scatenano senza freni. Ne ha visto le conseguenze a Los Angeles, a New York, a Chicago. Alla TV ha visto quel che sta accadendo in paesi lontani a casa della diversità di etnie e religioni. Capitan America è troppo ottimista, pensa mentre sorvola decine e decine di cadaveri e sente le urla dei feriti: quando metti gli uni contro gli altri uomini e donne addestrati ad uccidere il nemico il risultato non può che essere uno.

            Un agente a terra prende di mira Cap ma prima che Falcon possa intervenire, lei lancia lo scudo e lo mette fuori combattimento definitivamente poi senza rallentare recupera lo scudo. È in gamba la ragazza, pensa ancora Sam Wilson, Steve ha scelto bene. Ha solo bisogno di appena un po’ più di sicurezza in se stessa e…

            Le riflessioni di Falcon si interrompono di colpo mentre l’Eliveicolo si inclina ancora di più e Capitan America perde l’equilibrio e scivola verso il bordo.

            Liz non riesce a frenare la caduta. Tenta di afferrarsi a qualcosa ma perde la presa. Un attimo ed è nel vuoto… oltre 10.000 metri di caduta e niente che possa salvarla. Niente, tranne…

            La mano forte e sicura di Falcon si stringe attorno al suo polso destro.

-Dì la verità…- le si rivolge lui -… te l’eri vista brutta.-

-Niente affatto.- replica lei -Sapevo che saresti intervenuto a salvarmi.-

-Certo… come no.-

            Si dirigono verso l’Eliveicolo e si accorgono che è tornato in assetto.

-Fury deve avercela fatta a riprendere il controllo.- commenta Liz mentre con un salto poggia i piedi sulla piattaforma.

-Ci puoi scommettere il tuo bel… beh lasciamo perdere cosa.-

            Nick Fury è sbucato da una porticina seguito da Dugan e dalla Contessa.

-Abbiamo fatto un po’ di fatica, ma abbiamo raggiunto la sala motori e rimesso le cose a posto.- aggiunge quest’ultima -Solo che adesso ci è rimasto il personale a malapena necessario per tenere in volo l’Eliveicolo.-

-Basterà mentre noi chiudiamo i conti col Seminatore d’Odio.- si volge verso Cap e Falcon -Che ne dici, Capitano: ti piace il programma?-

-Moltissimo.- risponde Liz.

 

 

4.

 

 

             Mentre corre tra la folla evitando di essere colpito da coloro che sono sotto l’influenza del raggio dell’odio Steve aziona il suo auricolare:

-Cho, mi senti?-

<<Forte e chiaro capo.>> replica Amadeus Cho, il giovane genio residente dei Vendicatori Segreti <<Che posso fare per lei?>>

-Il Raggio dell’Odio del Seminatore d’Odio. So che Reed Richards ha sviluppato un antidoto. Procuratelo.-

<<E come? Mi presento al Four Freedom Plaza e gli chiedo gentilmente di darmelo?>>

-Può essere un’idea. Appena ce l’hai, portalo qui nel Bronx… e avverti anche la Vedova Nera[5] e Nomad. Alla svelta.-

<<Ma…>>

            Steve ha chiuso la comunicazione ed il giovane coreano borbotta.

-La fa facile lui.-

 

            Susan Scarbo, la donna meglio nota col nome di Madre Notte, guarda attraverso un’ampia finestra il panorama montuoso davanti a lei. Non dovrebbe essere sorpresa che il Seminatore d’Odio abbia scelto questo posto come rifugio segreto. Da quel che sa di lui, anche nella sua vita precedente[6] amava l’alta montagna e per lei è sicuramente la scelta migliore al momento: unirsi a lui era la sola alternativa alla prigione. A volte si chiede come abbia fatto lei, un’ipnotizzatrice da palcoscenici di provincia piena di ambizioni, a trovarsi coinvolta con questi pazzoidi nazisti. Ha di sicuro delle attitudini masochiste. Sia come sia, ormai ha fatto le sue scelte e deve accettarne le conseguenze.

-Ciao Susie.-

            Quella voce… quel tono insolente, possibile che sia…?

-Crossbones!- esclama voltandosi.

            Gli corre incontro e l’abbraccia con entusiasmo.

-Temevo fossi morto come Johann e Sinthea.- gli dice.

-Sono duro da uccidere.- replica lui –E così ti sei unita al Seminatore d’Odio.-

-Non avevo scelta. Dopo che l’Hydra ha ucciso Sin e la Baronessa che si è impadronita delle basi del Teschio e con te e Zola scomparsi, non mi restava alcun posto dove andare. Lui mi ha offerto asilo... gli piacciono le belle donne. Pare.-

-Vuoi dire che...?-

            Susan Scarbo sorride.

-No… non ancora almeno… si è limitato a fami posare nuda per lui. Ma se me lo avesse chiesto, non credo che avrei detto di no.-

-Ecco quel che mi piace di te, pupa…- ribatte Crossbones -… sei sincera. Ti va di unirti a me in una missione di vendetta? Distruggeremo quel Rogers ed i suoi amici e poi quella puttanella di Capitan America.-

-Perché? Johann è morto, Sinthea è morta. Tu non hai più alcun obbligo verso di loro.-

-Ma ne ho verso me stesso e non mi va che se la cavino. Allora… vieni con me?-           Madre Notte deve riflettere solo un secondo prima di rispondere:

-Sì, Crossbones, verrò con te.-

-Chiamami Brock, Susie.- replica lui sollevando la maschera e baciandola con un impeto selvaggio –Io e ci divertiremo parecchio insieme.-

 

            Non è affatto divertente, pensa Patriot saltando sul tettuccio di un’auto. Una mano gli afferra la caviglia facendolo cadere ed un uomo gli si avventa contro bandendo un coltello.

-Muori sporco negro!- grida ed Eli Bradley fa appena in tempo a proteggersi col suo scudo, poi, prima che l’altro possa riprovarci, una stretta ferrea gli cinge il polso.

-Non sei affatto simpatico sai?-

            A parlare è stato quello che il biondo ha chiamato Soldato d’Inverno, che stringe il polso del suo assalitore fino a spezzarglielo.

-Magari adesso ci penserai due volte prima di accoltellare qualcuno.- conclude il Soldato d’Inverno.

-Potevo cavarmela anche da solo.- gli si rivolge Patriot rimettendosi in piedi.

-Ne sono sicuro.- replica l’altro e Patriot giurerebbe che non c’è ombra di ironia nelle sue parole -Dove hai preso quello scudo?-

-Perché dovrebbero essere affari tuoi?-

-Forse perché quel costume che indossi mi fa tornare in mente quei pochi ricordi positivi che ho e... ATTENTO!-

            In pochi frenetici istanti Bucky Barnes spinge di lato il suo giovane alleato e contemporaneamente salta roteando su se stesso ed atterrando sui talloni mentre spara, disarmando due uomini armati di pistola.

            Patriot non può non pensare che chiunque sia è davvero un tipo in gamba. È sicuro di non averlo mai incontrato prima eppure ha un’aria familiare. Dove può averlo visto? Foto, filmati? Sente di avere la risposta a portata di mano ma continua a sfuggirgli.

            Viene assalito da altri due tizi ma non ha grossi problemi a stenderli. Altri due gli si parano davanti.

-Fuori dai piedi.- intima loro.

-O altrimenti negretto?- ribatte uno dei due -Ci farai la bua?-

            Sotto la maschera Eli Bradley sospira. Sente montare dentro di sé una rabbia sorda. Ne ha abbastanza di questi bastardi razzisti. Hanno bisogno di una lezione. Per un attimo considera l’idea di essere rimasto vittima a sua volta del raggio dell’odio ma la scaccia: sa esattamente cosa sta facendo.

-Vi farò molto male, vi avverto.- dice infine.

            Scatta verso di loro e con lo scudo colpisce al volto quello alla sua sinistra poi si abbassa, rotea su se stesso e sferra un calcio al mento del secondo facendolo cadere. Gli sferra un altro calcio per essere certo di averlo davvero steso e si volge verso il secondo sferrandogli un diretto allo sterno.

            Senza che né lui né Bucky se ne accorgano il mirino di un fucile li sta inquadrando.

 

 

5.

 

 

            È Steve Rogers il primo ad accorgersi dell’uomo armato di fucile e mentre corre verso i suoi amici urla:

-Attenti!-

            Ma forse il suo grido non servirebbe a salvarli se una palla di fuoco non incenerisse la canna del fucile.

-Le armi sono pericolose, amico. Non te lo ha mai detto nessuno?- dice un uomo che sembra fatto interamente di fuoco e vola sopra l’aspirante sparatore che fugge spaventato.

            La Torcia Umana, pensa Steve, Amadeus ha già trovato i Fantastici Quattro e non hanno perso tempo ad intervenire.

-E così, Steve, non sei riuscito a restartene in pensione come avresti voluto. Non sono sorpreso. Io stesso non sono riuscito a fare diversamente.- gli dice l’uomo di fuoco atterrando davanti a lui.

            Quella voce, le parole che dice… ma certo: non è Johnny Storm bensì…

-Torcia!- esclama rivolto all’uomo che ora si sta spegnendo rivelando un uomo biondo che indossa una tuta rossa bordata di giallo -Jim… non sai che piacere rivederti.-

-Ci credo.- risponde Jim Hammond, la Torcia Umana Originale -Pare che siamo arrivati appena in tempo.-

-Siamo? Chi c’è con te?-

            Una specie di lampo si ferma di colpo tra di loro.

-Che vergogna.- esclama la donna d nome Spitfire -Che deve fare una donna di questi tempi per farsi notare?-

-Jackie… anche tu qui?-

-Sì… anch’io qui… e lui… è qui anche lui?-

-Eccolo.-

            Il Soldato d’Inverno avanza verso i nuovi arrivati ed il suo volto dice tutto.

-Mio Dio!- esclama –Siete proprio voi.-

-Bucky!- mormora Jackie Falsworth accarezzandogli una guancia mentre le lacrime cominciano a rigarle il volto -Allora è vero: sei vivo… e ti sei fatto anche un bel ragazzo.-

-Mai bello quanto te, Jackie.- replica Bucky -E mi sembri ancora più giovane dell’ultima volta che ci siamo visti. Ma come fai?-

-Mi bagno ogni giorno nel sangue di giovani vergini,- risponde lei e poi davanti all’espressione sul volto del vecchio amico scoppia a ridere -Scherzavo sciocco. Ti spiegherò quando ci sarà più tempo.-

-Anch’io sono felice di vederti in buona salute, ragazzo.- interviene Jim Hammond.

-Torcia..., a questo punto manca solo Toro.-

            Il volto di Jim si rabbuia mentre dice:

-Lui è…-

-Lo so, me lo ha detto Steve. È ingiusto: perché lui doveva morire mentre io…-

            Patriot al sentirli non può fare a meno di esclamare:

-Bucky? Lo avete chiamato Bucky?-

-Il prodotto originale ragazzo.- risponde l’interessato recuperando un sorriso.

-Ma Bucky…il primo Bucky è morto, lo sanno tutti.- ribatte Eli Bradley.

-Com’era quella frase di Mark Twain che citano tutti in questi casi?- Il Soldato d’Inverno si rivolge agli altri -Lui è…-

-Il nipote di Isaiah Bradley, il Capitan America Nero, certo.- completa Spitfire -Sono davvero felice di conoscerti di persona figliolo. Tuo nonno deve essere fiero di te.-

            Eli non sa davvero come sentirsi: sembra che tutti sappiano tutto di lui mentre lui praticamente non conosce nessuno.

            Mentre gli altri chiacchierano Steve si guarda intorno: c’è un silenzio innaturale adesso e le strade sono improvvisamente vuote. La cosa non gli piace… non gli piace proprio per niente.

 

            Non può credere ai suoi occhi ma è proprio lui: non quel pretenzioso ragazzino dei Fantastici Quattro, no, niente affatto. Quello che sta osservando è proprio uno degli uomini che odia di più al mondo: la Torcia Umana Originale. Uomo? Non è neanche questo, è una parodia di ariano, un insulto a tutto quello in cui lui crede. È stato l’Inferno a portarlo sulla sua strada e lui sarebbe sciocco a farsi sfuggire l’occasione.

            Dopotutto, pensa con un sogghigno il Seminatore d’Odio, quante volte può capitare di potersi vendicare dell’uomo che ti ha ucciso?

 

            Mentre lo shuttle dello S.H.I.E.L.D. arriva finalmente a destinazione, Capitan America non può credere a quel che vede: inquadrati nello schermo ci sono il Comandante Rogers, il Soldato d’Inverno, la Torcia Umana Originale, Spitfire e Patriot. Il destino ha davvero uno strano senso dell’umorismo deve ammetterlo.

            Ma che sta succedendo là sotto? Sembra una scena di un vecchio film che Liz ha visto una volta in TV: da ogni incrocio stanno spuntando quelle che sembrano tutte le bande di strada di questa parte della città. Neri, bianchi, ispanici e tutti sembrano avere un solo obiettivo: le cinque figure sotto di loro.

-Io vado ad aiutarli.- dice semplicemente Cap ed apre il portello gettandosi di sotto.

-Sempre senza paracadute.- commenta Falcon gettandosi in volo dietro di lei.

            Nick Fury li osserva pensieroso e poi si rivolge al pilota:

-Tieni questa cosa in volo qua sopra figliolo, mi raccomando.- poi si volta verso la donna dai capelli neri con una ciocca bianca in mezzo -Vieni anche tu, Contessa, o sei troppo occupata a rifarti il trucco?-

-Un altro commento sessista, Nick e ti faccio mangiare tutti i miei rossetti.- replica Valentina Allegra De La Fontaine.

            Nick sogghigna poi si getta nel vuoto imitato dalla sua compagna. Dopo pochi istanti entrambi allargano le braccia dispiegando delle ali da aliante grazie alle quali cominciano a planare dolcemente.

            Sotto di loro Capitan America è stata afferrata da Falcon.

-Grazie.- gli dice -Contavo proprio su di te,-

-Ma davvero?- replica Sam Wilson -Non ti ci abituare troppo.-

-Non lo farò. Ora mollami.-

            Liz si lascia andare e mentre piomba giù fa un doppio salto mortale, lancia lo scudo che rimbalza su un lampione e poi su un altro per poi falciare un bel po’ di assalitori mentre lei piomba su un gruppetto d’altri che abbatte a calci e pugni.

            Una mano afferra lo scudo a mezz’aria e lo rilancia verso Cap.

-Dovresti stare attenta a non perderlo Capitano.- le dice Steve Rogers piombando contro altri nemici.

-Me lo ricorderò Comandante.- ribatte lei usando lo scudo per ripararsi da una scarica di proiettili.

            Tentano di bloccarla ma lei si dimostra più scivolosa di un’anguilla e si batte con decisione e determinazione.

            Poi, di colpo, la lotta si ferma.

-Abbiamo vinto?- chiede Liz perplessa.

-Solo un round.- replica Steve -Se non neutralizziamo il Seminatore d’Odio non finiremo mai.-

-Mi volevate? Bastava chiedere.-

            Ed eccolo in mezzo alla strada, come comparso dal nulla.

-I miei più vecchi nemici insieme. Non avrei potuto chiedere di meglio. Se solo ci fosse anche quel maiale di Nick Fury, amico dei negri, degli ebrei e degli invertiti.-

            Capitan America prova a muoversi verso di lui ma scopre di non poterlo fare.

-Sorpresa?- la motteggia il suo nemico –Un piccolo regalo di Arnim Zola: un gas paralizzante di cui non vi siete accorti ed ora è troppo tardi.-

            Si avvicina a loro e li squadra. Il cappuccio copre il suo volto ma gli occhi bruciano di un odio intenso.

-Chi ucciderò per primo di voi? Chi?- urla.

 

 

CONTINUA

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Onestamente pochissime note:

1)    Riappare su queste pagine Patriot. Per chi fosse poco familiare con questo giovane eroe di colore del Bronx, forse vale la pena di ricordare che il nonno di Eli Bradley, Isaiah, fu una cavia del siero del supersoldato e vestì per breve tempo i panni di Capitan America ai tempi della Seconda Guerra Mondiale ed è noto come il Capitan America Nero. Il tutto grazie ad una retcon operata nella miniserie “Truth” di Robert Morales & Kyle Baker del 2003;

2)    Se non sapete chi sono la Torcia Umana Originale e Spitfire peggio per voi, io non vi dirò nulla. -_^

3)    Dopo aver sconfitto la progenie di Chthulu su Namor MIT #7, il Sub Mariner se n’è andato in un autoimposto esilio per riflettere lasciando la guida della sua società al suo braccio destro Carrie Alexander mentre la rediviva Namora tiene il trono di Atlantide in nome della figlia Namorita caduta in coma.

4)    Spitfire scherzando allude alle sinistre abitudini della contessa ungherese Erzsébet Bathory, che credeva di riguadagnare la gioventù bagnandosi nel sangue di vergine e per questo fece uccidere e torturare centinaia di ragazze tra il 1585 ed il 1610. La sua storia ha ispirato svariati film e storie a fumetti a cui una di Dracula ad opera di Gardner F. Fox & Dick Ayers apparsa su Dracula Lives #4 datato gennaio 1974.

Nel prossimo episodio: la conclusione dello scontro con il Seminatore d’Odio, un brutale omicidio, vecchi e nuovi nemici, la partecipazione straordinaria di U.S.Agent e molto altro… forse troppo. -_^

 

 

Carlo



[1] Tantissimo tempo fa su Fantastic Four Vol. 1°#21 (Prima edizione italiana su Fantastici Quattro, Corno, #16).

[2] La Seconda Guerra Mondiale ovviamente.

[3] Negli ultimi due episodi.

[4] Namor Mackenzie, il Sub Mariner, per chi non lo sapesse.

[5] Yelena Belova non Natasha Romanoff.

[6] Come Adolf Hitler… sì: proprio quell’Adolf Hitler, sempre nel caso non lo sapeste.